I principali metodi di lisciatura dei capelli

Nel mercato dei prodotti cosmetici per capelli è frequente trovarsi d’innanzi ai trattamenti liscianti. Attualmente, la tecnica più utilizzata per la lisciatura dei capelli è quella della “permanente”, che prevede di utilizzare una sostanza riducente (tioglicolato di ammonio) per rompere i ponti di solfuro delle fibre di cheratina del capello, procedere allo styling desiderato e poi ricostruire i ponti di solfuro con una sostanza ossidante per “bloccare” le fibre di cheratina nella nuova posizione. L’alternativa è quella di utilizzare la classica piastra per capelli o il phon, sfruttando il calore per rompere i legami idrogeno e dare al capello la forma desiderata: “messa in piega”.

Permanente vs. messa in piega: durabilità e reversibilità

La prima opzione è indubbiamente quella che porta a un risultato più duraturo, poiché la modifica dei ponti di solfuro è un’azione non reversibile e solo la naturale crescita del capello riporta la cheratina nel suo stato originale.

La carbocisteina: una soluzione innovativa

In realtà vi sono anche altre possibilità. Nel 2011 è stata proposta la carbocisteina (S-(carboxymethyl)-L-cysteine), un aminoacido che, intercalandosi nelle zone danneggiate delle fibre di cheratina, riduce la carica elettrostatica dei capelli, che quindi appaiono meno “gonfi”, più lisci, oltre che idratati e lucenti. Va precisato che l’obbiettivo dell’utilizzo di questa molecola non è quello di “lisciare” il capello (poiché non avviene nessuna reazione a carico dei ponti di solfuro) ma diversi produttori cercano di fuorviare il consumatore, sfruttando nomi convincenti come “trattamento lisciante alla/con carbocisteina”.

I trattamenti liscianti semi-permanenti

Questi prodotti contengono però gliossiloil-carbocisteina che sfrutta l’azione dell’acido gliossilico per interagire con alcuni residui aminoacidici presenti sulla cheratina, arrangiando la struttura secondaria e modificando la conformazione dei ponti di solfuro, senza romperli. Questa modifica conferisce al capello un aspetto più liscio e tali trattamenti sono detti “liscianti semi-permanenti”.

Il problema nascosto: la formaldeide

Quello che però spesso passa in secondo piano è che l’acido gliossilico nasce come sostituto dei più pericolosi liscianti alla formaldeide, messi al bando a causa della loro comprovata tossicità. Ciò porterebbe a pensare che sia un prodotto sicuro (sulla confezione di questi viene spesso riportata la dicitura “formaldehyde-free”) ma ci sono sempre più studi che documentano la generazione di formaldeide libera a seguito dell’applicazione sul capello di prodotti a base di gliossiloil-carbocisteina. Pertanto se è corretto riportare il claim “formaldehyde-free” dal momento che formalmente essa non viene utilizzata come ingrediente, meno corretto è non informare il consumatore riguardo ai potenziali rischi in cui incorre quando viene fatto un utilizzo massivo di questi trattamenti.

La responsabilità del professionista

La scelta consapevole dei prodotti rimane quindi una responsabilità fondamentale del professionista, che deve esercitarla attingendo alla propria preparazione tecnica e capacità critica.